Édouard Manet illustra Edgar Allan Poe

L’influenza della letteratura di Poe sugli intellettuali francesi dell’Ottocento è forte: si pensi a Baudelaire, che lavora sulle poesie e sui racconti, oppure a Mallarmé, traduttore in lingua francese de Il Corvo. Anche da un punto di vista biografico, di esperienza personale e stile di vita, il poeta americano venne considerato un precursore dei maledetti: essi hanno un debito profondo verso la sua esistenza. La malattia reale, l’oscurità delle visioni mentali, la dipendenza dall’alcolismo e gli aspetti più conturbanti della sua produzione letteraria contribuirono alla costruzione di un’idea tormentata dello scrittore che cerca di sopravvivere alle insidie dei demoni interiori.

Uno dei pittori più rivoluzionari del XIX secolo, Édouard Manet, illustrò proprio questa raccolta poetica, probabilmente stimolato dal sodalizio con Mallarmé, suggellato da un ritratto in cui lo scrittore fuma un sigaro e sfiora alcune carte con la punta delle dita.
Descrivendo figurativamente le poesie di Poe, Manet entra dentro i singoli versi, come se fosse in grado di viverli in prima persona: le sensazioni scaturite dalla lettura del testo sembrano interagire alla perfezione con le impressioni disegnate dall’artista francese.

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Manet disegna il timore di una visita inquietante: in questa illustrazione il poeta , riconoscibile oltretutto dai baffi incolti, è ritratto di spalle, seduto su una poltrona, nel momento in cui alza attonito gli occhi al cielo, indifeso e subordinato al corvo. Questi riposa sul busto di marmo, solennemente, in un’atmosfera di silenzio che verrà interrotto.

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n questo secondo disegno la rigidità della mano, stilizzata e senza venature, trasmette un senso di grave staticità e vertigine allo stesso tempo. Dietro al corvo si staglia una città industriale, pesante.

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Le ombre dissolvono i contorni e anneriscono lo spazio circostante. Distinguiamo a malapena le ali scure in bilico sulla sedia. Le linee verticali immobilizzano la visione. La sedia è un elemento che si riconosce senza fatica, dove l’osservatore incontra un oggetto conosciuto; la porta, invece, è pura sensazione.

Articolo a cura di Federico Musardo


Sitografia:
Open Culture

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